Camagna
Doc. 04 — Cap. 1 di 2

Capitolo CXVIII — Camagna

Da «Passeggiate nel Canavese» di A. Bertolotti, Tomo VI, edizione 1873 — gli estratti dedicati a Camagna e Rivara.

A. Bertolotti, 1873F.L. Curbis di Ivrea — ristampa 1965

Eccoci ora ad uno di quei tanti piccoli villaggi che possono paragonarsi nella loro fine ai cavalli di battaglia; poiché fiorirono, brillarono, e poi trovarono nella vecchiezza l'abbandono. Camagna è oggidì un villaggio di 293 abitanti, che nel 1869, per tale scarsità d'abitatori, si tentò dal Consiglio Provinciale di ridurre a frazione di Rivara, mentre questo borgo forse fu in origine frazioncella di Camagna stessa. La votazione respinse la riduzione con molta contentezza degli abitanti.

Nel 1500 i fuochi erano una ventina e nella metà del secolo passato 70 con 310 anime. Nel 1862 la popolazione era ripartita in maschi 143, femmine 150, celibi 89, nubili 88, coniugati 42, coniugate 44, vedovi 12, vedove 18, formanti famiglie 63 che abitavano 39 case, di cui 9 vuote, disposte in un solo centro. Nel 1865 gli elettori politici erano 7 e gli amministrativi 48. L'abitato sta a gradi 45, 20, 10 di latitudine ed è a 4, 50, 45 di longitudine da Roma. Presenta un aspetto antico, poiché, quantunque più case abbiano avuto ristorazioni, si vedono tracce di costruzione primitiva fortissima, tutte però rurali; oltre il centro vi sono due piccole frazioni dette Boschetto e Casanova. Dista da Rivara, suo capo mandamento ed ufficio di Posta, chil. 1; da Torino, capo circondariale, chil. 37. I dintorni sono assai piacevoli. Quattro sono le strade comunali: una a levante conduce a Pertusio, distante 2 chil., poi Valperga; altra da mezzodì mette a Rivara; altra da ponente e Forno chil 2, e l'ultima da tramontana a Prascorsano chil. 3. Il territorio ha una superficie di ettari 186, è piuttosto montuoso o meglio a colli con bei vigneti, che danno un vino molto generoso. Vi è anche un buon tratto di boscaglie. L'uva forma il principale prodotto agricolo, e si fanno pure buone raccolte di granaglie, granturco, patate, noci, frutta e di castagne, ma non in gran quantità. Per l'opera dei signori Mussatto e Bianco il vino di Camagna viene esportato a Torino ed all'estero, essendo reputato ottimo. Vedendosi qua e là frane di terra rossa pell'ossido di ferro; essa può servire benissimo per pietra ad uso di arrotare i rasoi, ma non se ne estrae. Vi sono due fornaci per mattoni, i quali sono giudicati di ottima qualità, ed un mulino.

Il Viana scorre ai confini del comune, però alla popolazione non è lecito usarne per l'irrigazione; si serve invece dei rivi Moia e Roncaro. Esaminai un ponte ad altissimo arco sul Viana, stato disegnato dal celebre architetto Mosca nel 1834, come vi sta rozzamente segnato. Fu fatto costrurre a comuni spese da Rivara e Camagna. I terrazzani trovano tal pone incomodo, poiché, quantunque sia già ben alta l'arcata, tuttavia dà origine a due salite in ambedue le direzioni. Tanto il signor sindaco, sig. Mussatto geometra, quanto il sigor prevosto D. Bertot Natale ed il sigor segretario Marietti, mi facilitarono la raccolta di tutte quelle notizie, che mi abbisognavano, e ne rendo loro grazie ben dovute. Vidi la chiesa parrocchiale piccolina, ad una navata con tre altari, marmoreggiati da certo Danieli nel 1821 al 23. Essa è sotto l`invocazione di Santo Bartolomeo. I registri parrocchiali principiano soltanto nel 1649, da cui risultano i seguenti curati:

D. Gersini d`Oglianico 1649-75 - D. Mussatto di Camagna 1675-87 - D. Bertoldo di Valperga 1687-1707; nel 1692 si eresse la compagia del Santissimo Sacramento. Detto curato è sepolto, come il precedente nella vecchia parrocchiale di S. Bartolomeo. D. Musso di Collereto 1707-42, morto in odore di santità e sepolto pure a S. Bartolomeo.

D. Gian Domenico dei conti di Valperga era curato di Camagna 1745-50, il quale rinunziò per prendere quella di Agliè. Nel 1748 si benedì la cappella all`Immacolata Concezione. D. Enrietto da Camagna, prevosto 1750-62, fece costrurre a sue spese la cappella di S. Antonio di Padova; fu sepolto in S. Bartolomeo.

D. Reordino da Valperga 1762-66, avendo rinunziato per quella di Salassa, poi fu canonico di san Benigno; fondò due benefizi in Valperga e Salassa, e lasciò L. 100 alla Congregazione di carità di Camagna ed un legato, pel quale quei di Valperga, Camagna e Salassa hanno diritto di andare agli esercizi spirituali in numero determinato.

D. Viglino di Cuorgnè 1766-74, rinunziò ed andò a Balangero, ove morì.

D. Martinelli di Valperga 1774-86; fu sepolto nella chiesa di S. Grato.

D. Mussatto da Camagna 1789-92; sepolto in San Bartolomeo.

D. Berta da Prascorsano 1792-1801; fece costrurre per metà la casa parrocchiale; fu sepolto in San Bartolomeo.

D. Perini da Front 1801-43; fece costrurre altra parte della canonica; fu sepolto in S. Bartolomeo sotto la soglia; lasciò L. 366 alla Congregazione di carità del luogo. Nel 1822 si costrusse la cappella del Suffragio.

Dal 1843 il vivente D. Natale Bertotti da Valperga fu nominato dal consortile Valpergano, patrono della Chiesa di Camagna.

Fra i benefattori della parrocchia va notato il conte Gerolamo Valperga, che vi legò lire 6.000. La Congragazione di carità non ha che una rendita di lire 50 all'anno, con cui soccorre una decina di poveri. Ne furono beneficiari il signor Mussatto Antonio, che nel 1808 le legava L. 500 e la signora Bertoldi, nata Massa, che lasciavale una ceduta di lire 25. Gli abitanti sono quasi tutti dati all'agricoltura; sono robusti, attivi; alcuni si danno al traffico, altri ai lavori della calce e dei mattoni. Le donne lavorano al telaio. Famiglie principali furono sempre i Mussatto, i Bianco, i Milano. Della prima vi è un cancelliere di pretura ed un geometra, attual sindaco; della seconda uno scrivano di prima classe all'Intendenza militare, e della terza un prevosto. Non vi sono decorati della medaglia al valore militare e civile.

Con piacere vidi sulla soglia della canonica ancora esistente in buon stato la seguente iscrizione romana, stata trovata dal prevosto Don Francesco Perino tra le rovine del vecchio castello di Camagna. Essa è lunga metri 1,071, larga 0,428 e presenta una figura umana rozzamente scolpita in basso rilievo, dalla testa fino al petto, sotto cui leggesi:

CASSIA P.F. POSILIA V. A. LXV

Altra fu pure in dette rovine scoperta, ora saranno 25 anni, e trovasi nella casa del signor geometra Mussatto. Essa è costituita da rozza pietra, avente forma quasi di un cuore, nella larghezza massima di centimetri 45 e minima di 8, sovra una lunghezza di un metro. Vi lessi:

DOMITIA SURVATA V. A. LXXV

Pietre che devono certamente aver coperto la tomba di due donne, morta la prima in età di anni 65, la seconda di 75. Mi portai soletto a visitare le rovine del vetusto castello di Camagna, che sta sovra un erto poggio all'altezza di 460 metri sul livello del mare. Colà pure trovasi il cimitero, attiguo ad una cappella, che già fu la primitiva parrocchia, sotto il titolo di San Bartolomeo, antichissima. Le macerie servivano di recinto ad un campicello, in cui un vecchio gobbo, sdentato pascolava una vacca slombata; v'è pure un residuo di antico campanile quadro, ancor alto 2 metri. Si godono ivi belle prospettive: Forno, Rivara, un tratto della Serra e poi uno sfondo sterminato. Munito delle opportune chiavi, entrai nel piccolo camposanto, nel cui mezzo sta la chiesuola, lunga 15 passi, larga 5, in stato miserabile: l'ancona più nulla lasciava scorgere; qualche tarlato scanno ed un soppalco erano i soli arredi, non sconcordanti con la squallidezza del cimitero. Avanti all'altare, sullo spazzo, in rozza pietra lessi:

Hic jacet ad. R. DD. Rocchus Mussati olim prepositus Camne obiit Die XXVI feb. 1792.

Nel camposanto i verbaschi, le ombrellifere, le felci e le spine erano cresciute così fitte, all'altezza di un uomo ordinario, da quasi poter reggere chi avesse voluto inoltrarsi per turbare quelle fosse. Le mozzate mura del recinto erano tappezzate da folta ellera e sormontate da cespi di iperico e di tassobarbasso. Mi assisi su esse e non poteva a meno di provare un sentimento melanconico nel trovarmi colà solo, mentre il gran astro allora allora era tramontato. Non v'era anima vivente, tutto era silenzioso, salvo il fragore lontano del Viana, fra i massi rigurgitante per le piovane dei giorni scorsi, ed il vicino zillìo di qualche verde cavalletta, che dava l'ultimo svolazzo, fra quel caos erbaceo. Lucertole, ramarri e ratti andavano ai loro buchi, poiché moscherini e vermiciattoli li avevano preceduti con la scomparsa del sole. Le mura, già fondamenta di turrito castello, in cui certamente regnarono il fasto, la gioia, il tripudio dei feudatari, mi rammentavano gli stessi, che fin dal secolo XI appaiono potenti e primi nobili del Canavese. Erano di origine lombarda, e tenevano pure i castelli di Corio, della Rocca di Barbania e di Azeglio. Fra essi vi fu un Viberto o Guiberto, figlio di Corrado, abate di S. Benigno di Fruttuaria, a cui Urbano II, trovandosi in Asti, nel 1089, confermò gli antichi privilegi della badia, concedendogliene altri assai estesi. Detto abate nell'anno dopo veniva poi creato vescovo d'Ivrea. Corrado fratello di lui, altri dice nipote, prendeva il posto di quel abate, e nel 1097 anche quel vescovo. E pure le figlie avevano i migliori posti, ad esempio Donna Raimonda dei signori di Camagna, figliuola di Manfredo, che troviamo seconda badessa del monastero di Busano nel 1064. Detti nobili pare che fossero soggiogati dai conti del Canavese, da quel ramo, che poscia si disse Valperga; trovandosi già nel 1193 una divisione seguita fra Ardoino di Valperga e Guglielmo di S. Martino, in cui si fa cenno del poderio de Caramagna cum corte, e nell'anno dopo simenziona un Raimondo di Camagna, mischiato fra i loro affari, ed un Reynero di Camagna nel 1209. Pietro di Camagna era nel 1263 fra i Valperga per fare lega con Vercelli. Del 9 gennaio 1317 v'è un'investitura, pella quale Guglielmo conte di Valperga, tanto a suo nome che di Giovanni e Giorgio, figliuoli ed eredi del fu Guidone di Valperga, ancor minori, ed altri molti nobili, prestavano omaggio al Conte di Savoja ed al Principe d'Acaja; e furono investiti anche della fedeltà di Camagna. Negli statuti del 1350, per la castellata di Valperga, Camagna era tassato per fochus unus pro imponendo salarium potestati. Nate contese fra Savoja ed il marchese del Monferrato, Camagna fu occupato e soggetto di contestazioni, le quali, rilasciate al giudizio del visconte di Milano nel 1389, sentenziò che Camagna dovesse appartenere ai Savoja. Presero i Camagnesi parte alla rivoluzione popolare contro i nobili; ma presto si acquetarono, e nel 1391, citati a presentarsi, a mezzo di procuratore, per l'aggiustamento, non si curarono di nominarlo. E risulta che si erano accomodati col fisco per le pene incorse. Seguono nel 1400 sempre le investiture di Camagna, date da Savoja ai conti di Valperga, che talvolta sono ben in molti, e pure vi avevano la loro porzioncella. In esse si fa nel 1404 menzione delle seguenti famiglie Camagnesi: de Javato, Choerio, Ferro, Quarello, Marchetto, Ribotto, Retto, Jachino, de Ponto, Casoa, Bogo, Pala, Perasonetto, Siletto, de Muro e de Petito. Nei secoli seguenti sempre vediamo il dominio di casa Valperga, al cui consortile spetta ancora il patronato della parrocchia, come si notò. Dal 1681 si portò la chiesa parrocchiale a Santa Maria di Piazza, chiesa allora costrutta par tale scopo, e nel 1717 a S. Grato, che si eresse pure per tale ricevimento, come ora trovasi. Il titolare è però sempre S. Bartolomeo. Prima del 1818 il comune faceva parte del mandamento di Cuorgnè e provincia d'Ivrea, ne fu poi staccato e portato alla provincia di Torino ed al mandamento di Rivara ed alla vicaria foranea di Favria, diocesi di Torino. Camagna ha un omonimo comune nel circondario di Casale con 2090 abitanti, e due frazioni: una a Fubine ed altra nel Comasco. Il nome antico per lo più è detto Caramagna e due comuni sono ancora così denominati, uno nella provincia di Cuneo ed altro in quella di Porto Maurizio.